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La vocazione dimenticata

In questi giorni si parla tanto di un sacerdote che ha voltato le spalle alla sua vocazione… Riflettiamo insieme.

Ha portato la fede in tv quando il televisore era appena entrato nelle case degli americani, il suo Life is worth living (1952- 1957) andava in onda in prima serata ed è arrivato a 30 milioni di spettatori. Trenta milioni. Prima ancora aveva sfondato in radio con la sua Catholic Hour, nel 1953 vinse un Emmy come “Most Outstanding Television Personality”, superando persino Milton Berle, scoppiò un caso mediatico: un vescovo era più apprezzato del re della comicità televisiva americana. Armato soltanto di una lavagna e di un gesso. Possiamo quindi dire che Fulton J. Sheen aveva una certa dimestichezza con questioni come la popolarità, la visibilità, il successo.

Chissà cosa direbbe oggi di fronte alle interviste che (il già) don Ravagnani sta rilasciando a destra e a manca e che ruotano tutte attorno ad un tema: il celibato. Il celibato che reprime, comprime una libertà troppo umana per rimanere schiacciata dentro una rinuncia, il celibato abbandonato per poter finalmente vivere a pieno il proprio corpo, la sessualità, l’amore.

Nel libro “La mia vita- un tesoro in vasi d’argilla”, uscito per @edizioni_ares Fulton J. Sheen dedica un capitolo proprio al celibato. Forse, a don Alberto, direbbe una cosa del genere: Figlio mio, non si lascia il sacerdozio perché si è troppo umani, lo si lascia quando ci si dimentica perché si era diventati uomini.

Scriveva: «il celibato non è qualcosa che un sacerdote realizza, compie con le proprie forze. Dire “Cristo ci è stato imposto” è falso quanto dire che un dono come il celibato ci è stato imposto; non è un dono dell’uomo a Dio, ma un dono di Dio all’uomo».

Fulton J. Sheen – presto beato! – non nega le difficoltà: «Credetemi, le tentazioni di rompere il voto di celibato sono molteplici e intense, nella solitudine è facile che l’immaginazione si rifugi nel pensiero “Jezabel mi capisce”. Se un sacerdote è popolare mantenere una relazione amorosa con l’amore invisibile di Cristo è una vera battaglia. Ma non dobbiamo dimenticare che anche nell’oscurità Egli lotta con noi. La perseveranza nel celibato è un lavoro che dura tutta una vita. Non ho rinunciato all’amore col celibato; ho solo scelto un amore più alto»