Monastero, convento, abbazia, priorato… Queste parole sembrano riferirsi a cose che sono molto simili eppure non sono sinonimi. Un tentativo di svelare le sottigliezze del linguaggio ecclesiastico per quanto riguarda le strutture della vita religiosa.
L’estate è un buon periodo per scoprire, per una visita o un ritiro, la vita religiosa, lontano dalla vita ordinaria e dal mondo, in silenzio e in luoghi il più delle volte magnifici. Ma andiamo in un convento, in un’abbazia, in un monastero o in un priorato? Non è facile orientarsi nel gergo ecclesiastico. Perché, dietro a sinonimi apparenti, ma a etimologie diverse, questi qualificatori hanno sottili differenze. Un punto comune per cominciare: per metonimia, i termini seguenti si riferiscono tanto agli edifici quanto ai loro abitanti.
L’abbazia
sotto l’autorità dell’abate
web-abbazia-sainte-marie-fontfroide-c2a9escudero-patrick-hemis-en-ai
Abbazia di Fontfroide (Aude).
hemis.fr
L’abbazia, innanzitutto, che prende il nome dall’abate o “padre” in ebraico. Quest’ultima è infatti il perno della comunità dei fratelli (o sorelle per una badessa) che lo hanno eletto e che egli conduce alla vita perfetta. L’abbazia, eretta canonicamente, è il luogo fisico in cui si vive una regola monastica cenobitica, vale a dire claustrale e comunitaria. Le abbazie riguardano quindi gli ordini contemplativi maschili e femminili, ma anche le comunità di canonici regolari, che vivono sotto l’autorità di un abate o di una badessa.
Il priorato
Dipendenza dell’abbazia
Prima che l’abbazia fosse elevata a questo rango canonico che richiedeva una dimensione critica per essere autonoma dal punto di vista materiale e spirituale, la comunità monastica era un priorato, più piccolo e dipendente dall’abbazia madre che l’aveva fondata. Sotto l’autorità di un priore (o priora) nominato prima dall’abate e poi dai fratelli (o sorelle) della nuova fondazione in forza di autonomia, il priorato diventava il più delle volte abbazia.
Il monastero
Un termine generico
MONASTERO-DI-SARRANCE-AFP
Monastero di Sarrance.
Lilian Cazabet / Hans Lucas / Hans Lucas via AFP
La parola “monastero”, d’altra parte, è più generica. Originariamente, il greco qualifica monazein, “vivere da solo”. Il monastero può riferirsi a un’abbazia, anche se il termine non ha la precisione del diritto canonico, ma il più delle volte evoca religiosi o religiose contemplative che vivono in comunità. La sua flessibilità terminologica ne permette l’utilizzo per le comunità che non fanno voto di stabilità o che sono miste e quindi non obbediscono alle stesse regole delle abbazie.
Il convento
Una realtà urbana
Sempre in inglese, il latino convent evoca semplicemente “compagnia” nel senso di assemblea o incontro. Storicamente, è usato solo per gli ordini mendicanti, contemplativi o apostolici apparsi in Occidente nel XII e XIII secolo: domenicani, francescani, carmelitani o carmelitani. Il convento è quindi normalmente un edificio nel cuore della città, il carisma particolare dei religiosi che lo abitano è quello di vivere nel mondo e grazie al mondo.

